Raccomando ai lettori di ascoltare con attenzione la parte dell'intervista ai "Giovani Padani" (almeno, le parti comprensibili dal parlante medio Italiano) sopra riportata prima di seguirmi nelle mie considerazioni.
Analizzando rapidamente i soggetti possiamo subito effettuare alcuni rilievi piuttosto interessanti.
Osserviamo innanzitutto che il nostro reperto audiovisivo mostra i soggetti intenti ad eseguire alcune danze rituali , senz'altro cariche di oscuri significati sciamanici. Il ritmo primitivo ed incalzante della musica, gli strani e vistosi ornamenti applicati ai vestiti e l'assunzione di bevande magiche, preparate secondo precisi rituali da sapienti uomini di medicina allo scopo di catalizzare energia e capacità sociali, fanno pensare ad un antico rito di fertilità[1].
Successivamente, possiamo osservare le reazioni dei soggetti ad un tentativo di interazione da parte di un coraggioso studioso. Essi sono allo stesso tempo incuriositi e diffidenti: si avvicinano numerosi all'estraneo ed alla sua scintillante strumentazione televisiva, tanto che vediamo diverse teste fare capolino dalla folla e fissare vacuamente la telecamera; allo stesso tempo però mantengono una distanza minima sfoderando sguardi diffidenti e minacciosi.
Il primo tentativo di interazione linguistica non è molto incoraggiante, ma subito qualche membro più audace della tribù intavola una discussione con lo straniero: notiamo innanzitutto che l'idioma, per quanto particolarissimo nella costruzione della frase e nell'inflessione, risulta grosso modo comprensibile, per quanto colorito. Di fronte alla comparsa di un estraneo il soggetto dichiara spavaldamente il proprio senso di appartenenza tribale ed il rispetto per gli antenati - probabilmente venerati come divinità domestiche.
Nel corso di questa conversazione notiamo un evento affascinante: un membro più anziano della tribù cerca di appropriarsi della parola afferrando la mandibola del primo soggetto, e pronunciando una frase incomprensibile (forse "và alavurèr"?). Ma non riesce nel suo scopo, ad indicare forse che al culto degli antenati non si coniuga necessariamente un maggiore prestigio sociale dei più anziani.
Infine, gli altri soggetti studiati fanno trasparire una concezione del diritto e della comunità tradizionale di alcune culture primitive[2] ed un forte senso di appartenenza etnica e territoriale.
Si tratta, in conclusione, di una civiltà affascinante sotto molti punti di vista. Sfortunatamente queste piccole tribù rischiano l'emarginazione a causa di una eccessiva chiusura verso il mondo civilizzato: la loro tendenza ad escludere fisicamente dal loro territorio chi non appartiene alla comunità, chi non lavora, chi non ha il babbo industriale, chi non parla il loro buffo idioma, chi ha la pelle di un altro colore o comunque di una tonalità leggermente diversa di bianco, chi non invoca Gesù ogni 3 frasi, chi non si veste di verde, chi non va ai comizi di Bossi, chi non venera il Dio Po, chi non frequenta le discoteche, chi è nato a sud di Bologna, ecc. ecc... li porta a rinchiudersi in un ghetto psicologico ancor prima che reale, nel quale sono emarginati dal resto dell'Europa, ancorati indissolubilmente ad una visione arcaica e pre-illuministica del mondo[3].
Quindi a questo punto pensavo: chiudiamoli in riserve protette sulle Alpi e vendiamo loro fucili e whiskey (beh, solo i fucili, che han già il grappino).
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^[1] Noto in occidente come "Rimorchio"
^[2] Generalmente definita "Chi non c'è si prende la colpa"
^[3] "Dio, Patria, Famiglia e Cassoeula"








